Probabilmente l’idea di un viaggio in Estonia a Novembre può non entusiasmare la maggior parte della gente. Un piccolo paese di un milione e mezzo di abitanti che quasi nessuno riesce a indicare con precisione su una mappa, un passato tra le repubbliche socialiste sovietiche e un clima rigido non sono certo un biglietto da visita invitante, ma se la si sa prendere per il verso giusto l’Estonia e il suo popolo sanno regalare momenti piacevoli.
Pärnu è la località vacanziera per eccellenza (sì, si va al mare sul Mar Baltico), una specie di Rimini del nord. A novembre però la spiaggia è ricoperta di neve e di turisti non vi è traccia, tanto che siamo additati come una specie di attrazione e veniamo riconosciuti dai locali che ci trattano con un misto di curiosità e ammirazione. Questo grosso paese (50.000 abitanti) non offre tante attrattive fuori stagione, ma il percorso termale (a 10 €) ci permette di trascorrere 3 ore molto piacevoli tra saune e idromassaggi caldi. Ci sono parecchie aree verdi, alcune interessanti dimore storiche ma niente di indimenticabile. La parte migliore del soggiorno è quella serale dove, complice l’alcol che qua è un passatempo usuale, la popolazione locale è molto amichevole. Si uniscono al nostro tavolo prima un finlandese decisamente sovrappeso, fan degli Iron Maiden, parlante un pessimo inglese, poi un gruppo molto eterogeneo di abitanti di Pärnu, rendendo la serata alquanto divertente e un po’ surreale, tra snack alle fave, hot shots (caffè caldo, galliano e panna), sidro alla pera e un’esotica tequila.
Tallinn, la capitale dell’Estonia, è molto più bella di quanto pensassi. Tra le sue strade innevate si nascondono parecchi edifici storici risalenti al periodo in cui era una delle principali città della Lega Anseatica. Proprio all’Olde Hanse facciamo un’esperienza culinaria-sensoriale eccezionale: si tratta di un ristorante medievale nel vero senso della parola: dalle ricette, all’arredamento, dai bagni all’illuminazione a candela, tutto è ricreato alla perfezione per dare l’illusione di un salto indietro nel tempo di 700 anni. Tra l’altro il cibo è veramente ottimo, tra pane alle nocciole, spezzatino di cinghiale, birra al sidro e un buon caffè alcolico. Peccato non aver avuto il coraggio di assaggiare la carne d’orso.
Nella parte alta della città si trova il modesto parlamento e una bella chiesa ortodossa dove abbiamo potuto assistere a un funerale: sistemati in una navata locale i pochi parenti rendevano l’ultimo saluto accompagnati da un paio di preti barbuti che cantavano litanie incomprensibili, il tutto in un’ambientazione piuttosto strana. Tutto si svolgeva mentre la vita della basilica continuava, i turisti entravano e i fedeli pregavano e accendevano ceri come se niente fosse.
Al di fuori di questi due centri la strada scorre tra paesaggi piuttosto monotoni di foreste innevate, ma il freddo del clima è passato quasi inosservato grazie al calore della popolazione… e delle terme.
La Normandia si associa automaticamente al famoso sbarco del 1943. In realtà è una regione estremamente varia che offre bei paesaggi, graziosi paesi, una spettacolare costa, interessanti siti storici e il famoso
Bayeux ☆ è famosa per l’arazzo che non visito, possiede belle ville, una grande cattedrale e alcune case storiche. Tappa piacevole.
Trouville ☆☆☆ a prima vista è la classica località di mare, ma basta girare l’angolo e affacciate alla Grand Plage si incontrano delle splendide ville che mi hanno fatto entusiasmato. La varietà degli stili e la bellezza intrinseca di queste case mi ha fatto provare un principio di sindrome di Stendhal, forse dovuta anche alla mia passione per le costruzioni.
Honfleur ☆☆☆ è un’altra caratteristica cittadina molto bella. Vi è una curiosa chiesa in legno, edifici ricoperti di ardesia che circondano il vieux bassin, viuzze con antiche case e una enorme quantità di turisti che nonostante tutto riescono a non rovinare la seducente atmosfera che si respira.
Etretat ☆☆☆ possiede delle scogliere a picco sul mare favolose. Vi sono vari percorsi che portano alla base (ma solo con la bassa marea) e fino in cima, dove si possono ammirare panorami mozzafiato anche perché non sono presenti protezioni. Il paese oltre ad alcuni graziosi edifici antichi e a una bella spiaggia sassosa non offre granché, ma qui si viene per ammirare le falaises.
Rouen ☆☆ è famosa per essere stato il posto dove è stata messa al rogo Giovanna d’Arco (suggerisco di vedersi il film omonimo di Luc Besson per approfondire la conoscenza di questa strana figura storica). Presenta vari edifici interessanti tra cui una bella cattedrale ottimamente restaurata dopo i bombardamenti della II guerra mondiale, molte case a graticcio ben conservate e la moderna chiesa dedicata a Giovanna d’Arco con il tetto che ricorda le fiamme.
Gerberoy ☆☆ un altro dei plus beaux villages de France, è un grazioso agglomerato di case storiche incorniciate da roseti, dove il tempo sembra essersi fermato a qualche secolo fa. Da segnalare un’anziana con la barba più lunga della mia.
Mont-Saint-Michel ☆☆☆☆☆ nonostante l’invasione di turisti rimane uno dei posti più belli al mondo. Il sito dove sorge, una collina in mezzo al mare, le eccezionali maree che sommergono in poco tempo le immense spiagge circostanti, l’architettura medievale intatta e la splendida visita notturna al monastero con tanto di musica classica dal vivo, rendono questa visita una tappa imperdibile. Basta solo scegliere l’orario giusto: verso sera molti pullman carichi di turisti se ne sono già andati e si possono godere con calma i vicoli più nascosti respirando con calma lo spirito del luogo lontano dal breve tratto di via stracolmo di negozi. Inoltre il giro notturno al monastero tra le note di violini e flauti, l’illuminazione suggestiva, e gli effetti sonori ben calibrati è un esempio di come si possa rendere emozionante una passeggiata tra antiche mura senza cadere nel pacchiano. Da non perdere.
La Bretagna è una regione estremamente suggestiva, ricca di storia, panorami suggestivi, città marinare e villaggi medievali. Ha anche una propria lingua antichissima che sta vivendo un momento di particolare fortuna, una cultura ricca di miti e leggende e una cucina particolarmente gustosa dove le galettes (crepes di grano saraceno) con sidro rappresentano un appuntamento imperdibile. E’ una zona ricchissima di siti interessanti, in 3 giorni sono riuscito solo ad assaggiarne il fascino, ma mi ha lasciato tanti spunti di approfondimento per la prossima visita.
Josselin ☆☆☆ è un piccolo paese che è rimasto fermo al medioevo, il suo fascino è favoloso. Un imponente castello, le strade sinuose che conservano parecchie antiche abitazioni, la bella piazza e il placido fiume fanno venir voglia di fermarsi a lungo. La vista che si può ammirare dal campanile della chiesa merita la faticosa arrampicata.
Concarneau ☆☆ è un porto con la pregevole caratteristica di avere una parte fortificata su un’isoletta collegata alla terraferma attraverso un ponte pedonale. Le vie interne sarebbero incantevoli se non fosse per il fiume di turisti che le frequentano. E’ comunque una piacevole sosta. Buona galette con andouille e formaggio di capra al Le port au vin.
Quimper ☆☆☆☆ è una delle mie città preferite della Francia. Unisce un nucleo storico affascinante, ricco di case a graticcio, una favolosa cattedrale e molti negozi originali, a un’architettura moderna molto ben bilanciata. E’ piacevolissimo passeggiare lungo le vie pedonali e scoprire le numerose attrattive del capoluogo culturale della Bretagna. Buon caffè Illy al mercato coperto.
Locronan ☆☆☆☆ – In uno dei plus beaux villages de France, titolo decisamente meritato, assaggio Kouign Amann e Far Breton, due dolci specialità bretoni. Sembra di essere tornati al medioevo, case in pietra ottimamente conservate che emergono dalla foschia mattutina, pochi turisti e tanta atmosfera.
Ménez-Hom: da questa collina si può ammirare una buona vista su Cape Crozon.
Morlaix ☆☆ peccato non aver avuto più tempo per approfondire la conoscenza di questa curiosa città che sorge tra due colli e alle cui spalle sorge un enorme viadotto ferroviario del 1836.
Saint Malo ☆☆☆ è una città affascinante: alti bastioni circondano il nucleo storico che sorge sul mare, bei palazzi, una dimensione umana con poche auto e tanta storia. Da non perdere. Da segnalare un’ottima cena da Borgnefesse, che nonostante abbia cambiato proprietario offre cibo ben preparato a prezzi molto bassi.
Dinard ☆☆☆ – Sembra di essere tornati indietro nel tempo in questa località che di primo acchito non mi aveva colpito. Basta percorrere le camminate sulla costa per apprezzare l’atmosfera anni 30 di una località balneare atipica. Tendoni a righe, piscina d’acqua salmastra con corsi di windsurf incorporati, marea che rende la spiaggia enorme, anziani che giocano a bocce e architettura d’epoca caratterizzano in modo particolare la città in cui è ambientato Racconto d’estate di Rohmer. Pranzo da Le Cancaven con una montagna di cozze a poco prezzo.
Era tanto tempo che desidervao visitare il nordovest della Francia e le mie aspettative erano alte. La realtà ha superato ogni più rosea previsione: la Valle della Loira è ricchissima di attrattive, non ci sono solo i famosi castelli, ma anche molte città e paesi interessanti e tante gemme nascoste. La densità di attrattive mi ha sorpreso, basta percorrere pochi kilometri e si è di fronte a una nuova meraviglia. Ci ho passato solo 3 giorni, ma grazie a un programma intenso sono riuscito ad avere una buona anche se non esaustiva panoramica di questa consigliatissima regione.
Chartres ☆☆☆ cattedrale patrimonio dell’Unesco, con belle vetrate dove prevale il blu. Città vecchia affascinante, ricca di edifici antichi e curiosi. Nel complesso una tappa da non perdere.
Il castello di Chambord ☆☆☆☆ è splendido, la costruzione ha richiesto 15 anni e il lavoro di 1800 operai e il suo proprietario originario quasi per beffa ci trascorse solo 42 notti. La pianta è regolare, ma nonostante questo è facile perdersi tra le 426 stanze. Degni di nota è la scala a doppia elica che si dice progettata da Leonardo e il tetto ricco di torri, torrette e abbaini, veramente originale.
Blois ☆☆ è una bella città che sorge lungo la Loira, da cui si possono ammirare ottimi panorami, e possiede delle caratteristiche vie strette che si arrampicano fino alla bella cattedrale e un bel castello proprio nel centro della città. Una piacevole sosta aiutata anche da un buon pasto libanese.
Il castello di Chenonceau ☆☆☆ è magnifico per il contesto in cui sorge: circondato da un ampio parco, ha un’ala che sorge sul fiume Cher e una storia ricca di donne: fu donato da Henri II alla sua amante e poi passò in permuta alla vedova, ci sono così due giardini contrapposti delle due donne. Passò di qui anche Jean-Jacques Rousseau come tutore del figlio di Madame Dupin. Nel complesso una visita da non perdere.
Angers ☆☆☆ è una gran bella città, con una maestosa scalinata che alla chiesa di Saint Maurice, un antico castello circondato da splendidi giardini fioriti e vari angoli caratteristici. Tutto è molto curato, e vi sono molte aree verdi per rilassarsi, alcune dotate anche di wi-fi. Una tappa consigliata.
Il Trentino è molto più ricco di posti interessanti di quanto potessi immaginare. Sono bastati due giorni a girovagare tra castelli, borghi, laghi e città per farmi segnare sull’agenda un prossimo ritorno da queste parti.
Una strada panoramica porta a Trento ☆☆, capoluogo ingiustamente sottovalutato. Piazza Duomo è molto bella, con numerosi palazzi affrescati ed edifici storici. Proprio qua si trova 
Il giro si conclude a Rovereto per la visita al
Dirigendosi verso nord le temperature cominciano a scendere e lungo la strada tra Egilsstadhir e Húsavìk le nuvole basse, i campi di lava e il panorama desolato rendono l’ambientazione del viaggio alquanto inquietante.

L’escursione di whale watching su uno schooner è cominciata dalla visita a Lundey, il cui toponimo sta a indicare la presenza dei pulcinella di mare (Lundi in islandese). Dopo la delusione a Vestmannaeyjar nutrivo qualche dubbio sul loro avvistamento, fugato subito dall’enorme quantità presente su quest’isola. Sono animali buffissimi, goffi nel volo, quando ci avviciniamo preferiscono scappare immergendosi piuttosto che decollare.
Vediamo poi una coppia di delfini, che si divertono a passare sotto la barca, e varie balene che soffiano acqua dalla schiena, emergono alcune volte e s’immergono mostrando la coda. Purtroppo gli avvistamenti sono sempre a una notevole distanza, ma l’emozione rimane.
Nonostante la giornata nuvolosa i fiordi orientali sono uno spettacolo per gli occhi. Allontanandosi dalla Ring Road, che taglia fuori questa zona dell’Islanda, si esce dal circuito del turismo di massa lasciando le strade tortuose semideserte e con la possibilità di fermarsi senza problemi gli angoli più suggestivi.
Dopo aver lasciato alle spalle l’anonima Höfn incontro la più graziosa Djúpivogur con la sua minichiesetta, il porticciolo colorato e il rosso magazzino di legname ora diventato museo. Niente di entusiasmante, ma una piccola sosta la merita. Il primo fiordo emoziona, con la strada che costeggia letteralmente il mare e non sono pochi i punti in cui lo spettacolo che si offre davanti mi obbliga a fermare la macchina per una foto.
centro di Breidhdalsvik si giunge a Stödhvarfiördhur, altrettanto piccolo, ma che ha il merito di ospitare la collezione di pietre dell’anziana Petra (mai nome fu più azzeccato). E’ ospitato in un bel giardino dove ogni angolo è ben curato con i suoi fiori, gnomi e panchine che fanno da contorno a un museo veramente interessante anche per chi non ama la geologia.
Dopo un buon pranzo al Café Sumarlina a Fáskrúdhfjórdhur, città con la particolarità di avere i nomi delle vie anche in francese, arriva la parte migliore dei fiordi orientali. Grazie a un tunnel costruito per favorire i lavoratori della gigantesca fabbrica dell’Alcoa, 2 km di stabilimento misurati
personalmente, si risparmia parecchia strada e si può affrontare il tortuoso percorso che porta a Neskauptadhur, attraverso un’inquietante galleria a senso unico alternato e salite e discese mozzafiato. Il paese non è nulla di particolare, ma il panorama è eccezionale.
Seidhisfjórdhur, che si trova sul fiordo successivo e la cittadina più carina di quest’area, sorge proprio in mezzo alle pareti scoscese di due monti, è ricca di edifici colorati, ha un grazioso laghetto e una vivace vita culturale.
La Ring Road, la strada che percorre l’intero perimetro dell’Islanda, nel tratto a sud presenta panorami che cambiano spessissimo, lasciando spesso a bocca aperta. A Skogar, minuscolo paese di 23 abitanti si trova una bella cascata di 60 metri, Skogafoss, e il Museo del Folklore, il più famoso nel suo genere in Islanda. Fondato nel 1949 offre una vasta serie di oggetti storici legati alla pesca e all’agricoltura e la ricostruzione di alcuni edifici storici: una scuola, una chiesa e un’abitazione dal tetto in erba. Curioso vedere gli spazi in cui vivevano all’inizio del XX secolo, piccolissimi e con le camere in comune, altro che privacy! Pernottamento all’Hotel Edda, una catena economica ma funzionale, e cena all’Hotel Skogar con uno squisito salmone al forno.
Proseguendo verso est si incontra Dyrhólaey, una penisola con un arco in roccia e numerosi uccelli, e il grazioso paese di Vik contraddistinto da spiagge di sabbia nera, da faraglioni e da una graziosa chiesa in cima a un colle. Da segnalare anche una buona colazione alla Guesthouse Puffin.
Più avanti si trova Kirkiubæjarklaustur, che oltre ad avere un nome impronunciabile è contraddistinta da una serie di formazioni basaltiche che sembrano i resti di un pavimento di una chiesa, il Kirkjugolf, e da strani tumuli creati da esplosioni di vapore, noti come Landbrot.
I panorami lungo la Ring Road continuano ad alternarsi, dai campi lavici a verdi prati, da pianure alluvionale ad altissimi picchi, fino ad arrivare ai ghiacci del parco nazionale di Skaftafell, che si trova ai piedi del ghiacciaio Vatnajökull. Purtroppo, causa pioggia, mi sono dovuto limitare alla passeggiata che porta ai piedi di una lingua di ghiaccio, peraltro parecchio impressionante, senza poter approfondire la visita. Fortunatamente più avanti il tempo è migliorato e la vista del ghiacciaio Kviárjökull illuminato dal sole mi lascia impressionato. Attraversiamo anche i ponti distrutti dall’alluvione del 1996 causata dall’eruzione di un vulcano che sta proprio sotto il ghiacciaio. La lava sciolse il ghiaccio che dopo più di un mese si liberò a valle trascinando iceberg altri 10 metri e pesanti diverse tonnellate.
Pur essendo preparato a quanto mi potevo aspettare, devo ammettere che Jökursárlón mi ha lasciato a bocca aperta. Si tratta di una laguna ricolma di iceberg con i colori che vanno dal bianco latte all’azzurro luminoso e rappresenta una meraviglia naturale unica. I blocchi di
ghiaccio provengono dal Vatnajökull e proseguono verso il mare, anche se ci possono impiegare fino a 5 anni per uscire. Ci sono delle escursioni su mezzi anfibi, ma visto l’intruppamento dei turisti e il costo elevato ho preferito godermi lo spettacolo passeggiando attorno alla laguna.