Dopo un altra mattinata dedicata al mare e allo shopping, rifuggendo la tentazione di prendere lezioni di surf dopo aver provato un divertente bagno con le onde molto alte, vado in cerca di un auto con autista. Provo con vari noleggiatori, ma alla fine, stanco di contrattare, decido di prendere un motorino e affrontare il pericoloso traffico della zona. Dopo un primo momento di smarrimento imparo le regole: nessuna regola! Tutti si muovono come capita nello spazio che hanno a disposizione o che riescono a conquistare. 30 km e arrivo al tempio di Uluwatu, situato in cima a una scogliera alta 70 metri nella parte occidentale della penisola di Bukit. Il panorama è veramente splendido, sicuramente molto piu’ impressionante del tempio stesso. L’attrattiva principale rimangono però le scimmie che popolano la zona. Prendono il cibo direttamente dalle mani dei visitatori, ma non si accontentano di semi e piccoli frutti: rubano occhiali, cappelli e li restituiscono, quando non li hanno già distrutti, solo in cambio di cibo migliore. Ho assistito a un paio di scene in cui le scimmie stavano con la
refurtiva su un ramo fino a che il derubato non gli ha lanciato un pacchetto di biscotti al che la scimmia ha mollato la presa.
Un’altra sosta piuttosto interessante è a Dreamland nata dall’ego non proprio piccolo dell’ex presidente indonesiano Suharto. Una grande entrata con una gigantesca statua e un amplissimo viale, che contrasta con le strette strade che si trovano nel resto dell’isola, conducono a una spiaggia che è uno dei posti migliori per il surf. Tutto intorno sono nati e si stanno sviluppando una serie di complessi residenziali, ville e campi da golf. Nel complesso l’impressione che lascia è ambigua.
Lascio perdere la visita a Nusa Dua, ormai diventato il ghetto per ricchi dell’isola. Alla fine chi ha piu’ soldi si rifugia in questi villaggi che non c’entrano nulla con l’ambiente circostante e alla fine non riesce a conoscere per nulla il luogo visitato. E’ come stare in un posto senza una vera identità. Ci sono le doverose eccezioni, ma in generale il vero viaggio lo si fa quando si riesce ad entrare in contatto con la realtà locale.