Ma quanto si sta bene a Ubud?! Questa località al centro di Bali ha affiancato Chiang Mai (Thailandia) in cima alla lista dei posti dove mi piacerebbe vivere. Uno stile di vita tranquillo, che riconcilia con il mondo: sveglia con i galli che cantano, colazione in veranda con pancake e frutta, una passeggiata tra i negozi e i mercati pieni di oggetti di buona qualità, se non proprio di opere d’arte, pranzo in uno dei tanti ottimi ristoranti della zona, giro in motorino tra le risaie, massaggio in camera e altro incontro ravvicinato con le specialità della cucina locale. Tutto questo alternato con vari tour nei dintorni, ricchissimi, di templi, terme, vulcani, laghi e risaie.
Questo paese mi è rimasto nel cuore, qua si può staccare la spina ed entrare nel cuore della ricca cultura balinese. Ci ho passato 5 giorni, ma mi sarei potuto fermare per svariate settimane se ne avessi avuto la possibilità. E tutto questo si può avere a cifre basse, se non bassissime: una stanza si trova anche per meno di 5 euro a notte e con 20 si trovano sistemazioni affascinanti, ci si sfama in un buon ristorante con 3 o 4 euro e ci si può godere un massaggio di un’ora alla stessa cifra.
Il vero e proprio centro urbano di Ubud in realtà non offre un numero sterminato di luoghi da vistare: tra queli visitati ho apprezzato in particolare la Monkey Forest e il Museo Blanco. La prima, come suggerisce il nome è una piccola foresta abitata da numerose scimmie (sacre per la religione hindu) talvolta aggressive e che possiede una zona veramente spettacolare dove un corso d’acqua ha scavato una gola e vari alberi creano un intreccio di liane e radici. Don Antonio Blanco era un pittore spagnolo che, sposatosi con una ballerina balinese, ha abitato per lungo tempo a Ubud. Ora la sua bizzarra residenza è diventata un museo molto curioso con pappagalli, quadri erotici, statue dorate e interni rinascimentali.
Un’altra esperienza curiosa è stata la Kecak Dance, la danza del fuoco, dove si inscena la rappresentazione da parte di attori e ballerini di una parte di un libro sacro hindu, in mezzo a un coreografico coro di 100 uomini che continuano a emettere un continuo “chaka chaka chaka”. Senza una adeguata spiegazione fornitaci all’entrata però la storia sarebbe risultata incomprensibile. Il finale è spettacolare: uno degli attori in trance comincia a scalciare le braci di un falo’, facendo rischiare qualche bruciatura agli spettatori delle prime file. Alla fine nonostante i piedi bruciacchiati si gongola tra la gente che desidera fare la foto con lui.
complimenti per tutto!!!!!!!!!!